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Foggia&Foggia n.429
Un'altra domenica tra Amici.

news del 04/04/2011

Una passeggiata tra i Quartieri Settecenteschi, patrimonio del passato da tutelare nel presente.
Una passeggiata tra i Quartieri Settecenteschi, patrimonio del passato da tutelare nel presente.

di Antonietta Pistone

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Ancora una volta ci siamo ritrovati con gli Amici della Domenica tutti insieme oggi 3 Aprile per passeggiare nei Quartieri Settecenteschi di Foggia, ed apprezzare cosí quanto ci resta ancora da ammirare del passato e cosa, invece, nella nostra città non é stato fatto perchè quelle memorie del tempo, che sono i monumenti o le tracce ancora visibili in pietra, vestigia del passaggio dell'uomo, fossero preservate e conosciute da chi vive, come noi, nel presente. Nella nostra esplorazione ci ha accompagnato un caldo sole primaverile; le chiacchiere tra ormai buoni amici; la gioia di risalutarsi uniti, per sapere, guardare, ammirare e riflettere. Quei quartieri li ho spesso attraversati in macchina, un po' meno a piedi, perchè abito lontano, in altra zona di Foggia. Ma mi hanno sempre attratto, anche per la mia innata passione per le zone storiche delle città. E poi le case basse, a un piano o due, non di piú. I bimbi che giocano davanti alla porta, e si bagnano con le fontanelle d'acqua prospicienti casa. Le donne che stendono panni ad asciugare fuori, su piccoli stenditoi poggiati davanti alle finestre, e si siedono sulle sedie insieme a chiacchierare, e respirano la vita. Vita, che sembra come un ricordo di paese lontano nel tempo e nello spazio, dove i profumi di cucina escono all'aperto sulle piazzette senza pudore alcuno. E si sente l'odore del ragú, la domenica mattina. E le donne si affacciano ai balconi, e ci guardano, come fossimo turisti in gita di piacere. E ci guardano curiosi persino i cani. Fa un certo effetto sentirsi ospiti in casa propria. Non ho mai provato, prima d'ora questa bella sensazione che mi invade sempre quando vado fuori e viaggio lontano dalla mia città.

Ora mi si appropria e mi prende la voglia di girovagare per i vicoli stretti e le piazze antiche, alzando lo sguardo verso il cielo che oggi é di un azzurro intenso e bello. E tutto sembra avvolto della luce e riscaldato. Ma anche qui, agli angoli delle vie, ci sono enormi quantità di immondizia abbandonata. Da giorni a Foggia non si raccoglie piú la spazzatura, che divora le strade cittadine.

E frammisti alla tradizione della nonnetta anziana che prepara a mano le orecchiette per il pranzo familiare, si apprezzano qua e là frammenti di palazzi signorili d'epoca che l'architettura recente confonde con la modernità contemporanea, senza avere cura di preservare dal tempo l'usura dei capitelli, delle volute, i colori dei dipinti, la stabilità dei palazzi, gli archi protetti e nascosti dalle protezioni delle puntellature che non lasciano piú osservare il passato monumentale, mentre la storia, dimenticata, crolla o rischia di crollare, senza colpo ferire.

Ho conosciuto, nei vicoli attraversati, una piazza che mi é molto piaciuta e che mi é rimasta dentro. Piazza Nuova (in foto), mai vista prima, con una fontanella che ricorda il luogo di ritrovo tipico di tutti i paesini del nostro povero Mezzogiorno. E poi, riflettendoci su, ho capito perchè mi piace tanto quella piccola piazzetta nascosta tra le vie del borgo settecentesco. Perchè mi ricorda i piccoli spazi dei borghi antichi. Perchè lí, in quella piazza, in cui nemmeno le sedute delle panchine sono accomodate per il loro uso, non mi sembra di essere in città.

Ho la sensazione di trovarmi lontano da Foggia, e fuori dalla Puglia. Magari in un paesino dell'Abruzzo montano, tutto puntellato di ponteggi dopo il terremoto che ha distrutto L'Aquila anni fa. E, per un momento, insieme a tutti gli altri presenti, mi sono sentita trasportare via da questa realtà. Piú italiana e meno sola. E ho capito che il nostro grido di dolore, per quanto astruso e inascoltato, puó far coro con molte altre voci che, lontane nello spazio della geografia del territorio, sono a noi molto piú vicine nella storia di quanto non si possa invece immaginare. E ho capito che facciamo bene a continuare ad esserci, ogni domenica. Che non si deve delegare lo sguardo ad altri. Anche se spesso vedere fino in fondo fa tristezza.

E ci si stringe il cuore in una morsa.

 
 

 
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