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Foggia é malata di scarsa lungimiranza
In corsivo/ È una patologia che riguarda la classe dirigente nel suo complesso. La valorizzazione del merito é ostacolata da egoismi miopi ed autoreferenziali

(di Enrico Ciccarelli)
Il merito, un tempo aborrito e considerato inganno classista, stigma della differenziazione sociale (ma non dai ragazzi di don Lorenzo Milani, per esempio), é tornato da gran tempo in auge. Da destra a sinistra, in ogni ambito, la meritocrazia é invocata, auspicata, osannata.

Succede anche a Foggia, in una città che continua con regolarità a disperdere i suoi talenti migliori, e nella quale, per la verità, diverse anime salve cercano di far qualcosa per invertire la tendenza: associazioni, circoli e fondazioni erogano meritorie borse di studio, la Regione Puglia, a parte i pasticci fiscali, finanzia studi ed esperienze di eccellenza di giovani pugliesi meritevoli, l´Università, grazie all´impegno di figure benemerite, promuove e valorizza i talenti locali. Sarebbe stupido e ingeneroso dimenticare il mecenatismo di cui hanno dato piú volte prova le organizzazioni del mondo produttivo, dall´Assindustria alla Confcommercio; nè si puó tacere l´opera svolta in questo senso dalla Camera di Commercio, dalla Provincia, finchè ha potuto dal Comune. Perchè non funziona? Perchè la bilancia continua ad essere decisamente squilibrata a favore dell´export?

A parere di chi scrive il difetto non sta in limiti di singoli, di talchè cambiando un sindaco, un presidente o un rettore, e nemmeno nell´intrinseca povertà o arretratezza del territorio: é normale, fisiologico, giusto, che le eccellenze nate qui guadagnino un proscenio piú qualificato, rifulgano in ambiti meno ristretti. Il problema é in quale proporzione e lasciando quale retaggio. Il problema cioé é riuscire ad essere il background, la base di lancio, il terreno di partenza di un tragitto che possa andare anche molto lungi da qui.

Penso che il problema sia proprio qui: 'premiare il merito´ é una vuota sciocchezza se non capiamo che il 'merito´ non é l´adeguamento conformistico al valore di scambio in quel momento presente sul territorio; é, al contrario, la capacità o almeno l´intuibilità di un aliquid novi, di qualcosa che sia in grado di modificare in meglio le nostre grammatiche e le nostre sintassi.

Da questo punto di vista ci pare che la situazione di Foggia sia particolarmente disperante, che alla città e alla sua classe dirigente, in ogni campo, manchi quella naturale vocazione ad essere superata che é l´unica garanzia del progresso. È chiaro che se invece proponiamo un modello replicante o imitativo, una sorta di paternalistica cooptazione, non solo non conserveremo gli ingegni migliori, ma anzi li espelleremo, perchè costringeremo la loro impazienza a rivolgersi altrove, a realizzarsi in un altro luogo e in un altro tempo. Con la differenza che a quel punto la loro rampa di lancio non sarà la culla del loro successo, ma il suo ostacolo, la zona d´ombra alla quale si é riusciti a sfuggire.

Si spiega anche cosí il culto ai limiti dell´idolatria che circonda Zdenek Zeman (in foto): il tecnico boemo é amato non solo, non tanto per i suoi risultati, ma per l´aura di 'ribelle´ che lo circonda e per la sua meritata fama di lungimiranza: a Foggia, ma anche a Lecce, nessuno come lui é riuscito a dare motivazioni e consistenza ad atleti acerbi e promettenti, selezionati attraverso le loro qualità e non per l´appartenenza di scuderia. Davvero é cosí difficile spostare queste logiche dal pallone al resto? Valorizzare il merito significa investire, cioé rischiare, cioé avere un atteggiamento aperto al futuro.

La forza del merito é quella di vedere un´opportunità dove gli altri vedono una difficoltà, di vedere un progresso dove gli altri vedono un problema. È impossibile riconoscerla se non ci si libera dalla miopia e dall´autoreferenzialità degli egoismi.
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