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Quel prete 'scomodo´ al passo con i tempi
Recensione. Nel libro don Michele de Paolis parla della sua vocazione. Dagli inizi ai grandi temi di attualità

(di Emiliana Erriquez)
'Insomma il mio posto nella Chiesa é questo cantuccio insignificante di Foggia, dove vivo con gioia e libertà la mia fede. Non adoro il diritto canonico, ma ne comprendo l´utilità, come é utile lo scheletro per un bel corpo. Ascolto con rispetto e attenzione i pronunciamenti dell´Autorità ecclesiastica, ma non rinuncio all´analisi e al giudizio della mia coscienza. Non posso fare a meno di dissentire, quando mi sembra che essa stia barattando la profezia con un po´ piú di potere, quando si chiude in silenzi colpevoli, nei momenti in cui bisognerebbe alzare la voce contro i potenti di turno. Ma non me ne scandalizzo, perché questa é stata sempre una tentazione della Chiesa.'

Basterebbe questo a spiegare la vita di don Michele de Paolis (in foto), una delle colonne portanti dell´Associazione Comunità sulla Strada di Emmaus. Ma il prete salesiano di nobili origini, nato a Napoli nel 1921, si svela meglio attraverso le pagine del suo ultimo libro Caro don Michele, domande ad un prete scomodo, da qualche giorno in libreria per i tipi de La Meridiana edizioni, i cui proventi delle vendite andranno a favore dei bambini del Guatemala e dell´Angola.

Intervistato da due giovani, un educatore professionale Paolo Delli Carri e Chiara Leone studentessa presso il liceo classico Lanza di Foggia, e dalla nota psicologa Enza Paola Cela, don Michele ripercorre la storia della sua vocazione: dal momento in cui fece il suo incontro con il mondo salesiano, in seguito ad una biricchinata, alla decisione di prendere i voti e la difficoltà di comunicare questa sua scelta in famiglia. E poi gli studi universitari, durante la guerra, i primi contrasti con i superiori, l´arrivo alla Pontificia Università Gregoriana di Roma come insegnante. E finalmente nel 1948, l´ordinamento presbiterale che riceve nella Basilica del Sacro Cuore e la prima messa celebrata. 'Era presente tutta la mia famiglia: che commozione dare la comunione a mamma e papà' racconta.

Il libro si divide in due parti, nella prima il prete scomodo ci rende partecipe della sua storia personale, gli inizi della vita sacerdotale, i difficili anni in missione in sud America, tra alti e bassi, contrasti e riavvicinamenti, l´arrivo a Foggia - 'Era il 23 settembre del 1973 quando arrivammo a Foggia...nella parrocchia del Sacro Cuore, con annesso Oratorio, sito nel cuore di tre zone socialmente degradate: Candelaro, borgo Croci e via Lucera.' - a cui segue l´esaltante avventura di Emmaus che ancora oggi é una solida realtà del territorio e i progetti che, nel corso degli anni lo hanno visto impegnato su diversi fronti sempre all´insegna dell´accoglienza, della condivisione, l´ultimo dei quali é la realizzazione del Villaggio don Bosco per i minori non accompagnati.

La seconda parte del libro prevede una serie di domande a raffica a cui il sacerdote non si sottrae ma che, al contrario, affronta con sincerità ammirabile. Domande sui temi di attualità, come il celibato per i preti verso cui assume un atteggiamento progressista non condividendolo, o lo spinoso problema della cultura maschilista all´interno della Chiesa. Affronta il tema del razzismo. 'Non credo che lo spirito di noi italiani sia razzista...Noi siamo naturalmente accoglienti, anche perchè non possiamo dimenticare le esperienze di emigrazione fatte da tanti nostri antenati.' Non denigra gli omosessuali 'le connotazioni individuali di ciascuno di noi sono un fatto, non una scelta...', crede nelle energie rinnovabili, difende il testamento biologico con tenacia: 'Ho fatto il mio testamento biologico...Non é lo Stato che possa deliberare in tema di vita o di morte... la decisione in queste scelte vitali é strettamente personale e in ogni caso va rispettata la volontà della persona.' Un sacerdote al passo con i tempi insomma e forse, proprio per questo, scomodo.
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24/04/2010 0.09.42
Ha visto, Bento? Ecco una 'posizione scomoda'.
scritto da: dobrazil
22/04/2010 0.47.21
felice del suo tentativo di non rispondere piú, in effetti ce ne vorrà di forza per evitare di trovare peli nell´uovo, ma forse é il suo sport preferito, come di quelli che in genere di azioni nella vita ne compiono poche, piuttosto critiche generiche e reazioni di malanimo.
Forse non legge bene e continua a nutrire il suo pregiudizio, faccia pure, di vacche grasse di veleno nei prati foggiani ce ne sono tante. Il bilancio sociale di Emmaus é un documento pubblico e pubblicizzato che puó leggere; negli altri anni é stato pubblicato sul sito e il nuovo sarà allo stesso modo messo on line. Lei ha alternato voci di presunti dipendenti pubblici a quelle dell´assessore. prendo atto che quest´ultima é piú circostanziata pur non avendo riferito il nome della fonte; io le cito numeri che potrebbe di persona verificare..se avesse qualche intenzione al confronto..Ma ora vedo ció che avevo risparmiato per lei, che é affetto da vittimismo. Cosa ne sa degli sforzi altrui per gli irregolari? io ne so qualcosa, ma queste cose si fanno senza menar vanto e nel silenzio, soprattutto per non pregiudicare la situazione dei piú disgraziati. Ma a questo e altro lei ha già opposto solidi paraocchi. Ci stia bene cosí se vuole.
scritto da: suan78
21/04/2010 0.12.38
Lei continua ad offendere, Suan, ma con la sua sintassi sgarrupata finisce per farmi tenerezza. Ascolti adesso. Quando si parla di bilanci é possibile riferirsi a tre diverse fattispecie: il bilancio di cassa, il bilancio di competenze ed il bilancio sociale. Tenga conto che ad un semplice cittadino come me non conviene recarsi nelle sedi di Emmaus per visionare il bilancio di cassa o quello di competenze. In primo luogo perchè non possedendo alcuna carica formale all´interno dell´organizzazione si rischierebbe di essere messi alla porta; in secondo luogo perchè sarebbe improbabile trarne vantaggi in termini di conoscenza reale delle cose. Ad un semplice cittadino come me potrebbe invece interessare il bilancio sociale dell´organizzazione a cui Lei appartiene. Si sforzi e cerchi di capire che questo tipo di documento rappresenta l´unico vero viatico per addentrarsi nella rete di cifre e di funzioni riconducibili al sistema d´imprese che va sotto il nome di Emmaus. Voglio sottolineare che del bilancio sociale ho già accennato nei post precedenti: riesce a ricordare? Spero di sí. Dunque, la rendicontazione di cui parlo si caratterizza rispetto alle altre per un ulteriore aspetto: non puó che essere pubblica. Pubblica, ho detto: é chiaro? Quando le organizzazioni non profit hanno cura di redigerla, viene messa in bella vista sulle pagine dei siti web di appartenenza e diviene completamente fruibile. Ci siamo fin qui, Suan? Abbia pazienza ancora qualche istante e non mugugni: penserà dopo ad inondarmi di contumelie ed offese gratuite. Ora vada sul sito di Emmaus e provi a cercare qualcosa che somigli lontanamente ad un bilancio sociale. Mi spiace dirlo ma le anticipo che non troverà nulla. Come mai non si trova nulla? Embé, se la confezioni da solo la risposta. Se si é attivato, non esiti a visitare i siti di altre organizzazioni che a Foggia redigono il documento in oggetto ed hanno cura di pubblicarlo. Chissà, potrebbe esserle d´aiuto nella comprensione.
L´albergo diffuso. Mi pare di constatare che ha smesso di blaterare su presunte voci di corridoio ed altre amenità. Ora s´industria per mettere in risalto dei numeri. Che dire: ben vengano, spero siano reali. In tutti i modi quanto da me precedentemente espresso non puó essere disconfermato. Se conserva ancora qualche vaga forma di rispetto per la verità, non dimentichi poi una questione segnalata nel mio primo intervento: con l´albergo diffuso non si sostiene nessuno dei braccianti extracomunitari irregolari. Loro non possono neanche lambirlo quel posto. Sono tanti, si tratta di un esercito. Un´esercito di schiavi, Suan. Schiavi che anno dopo anno cancelliamo dai nostri occhi e dalle nostre coscienze. Fra qualche settimana i lavoratori irregolari (lo so, é un´espressione che fa schifo) ripopoleranno lande desolate come quella di Rignano. Lo faranno in condizioni igienico sanitarie che Medici senza Frontiere  -  e non solo loro  -  hanno definito inenarrabili. Saranno costretti a contendersi tutto, a cominciare dall´acqua. Poveri sventurati: la loro sorte non sempre interessa e di sicuro non entreranno mai nel book fotografico che tutti noi possiamo ammirare on line sul sito di Emmaus. Ho finito. Ora devo soltanto trovare la forza d´animo necessaria per non risponderle piú.

scritto da: Bento
20/04/2010 11.20.18
Finalmente una voce libera si leva dalla massa silente e prostrata. Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio eroe. Scomodo, al passo con i tempi, al passo con l´uomo, la donna, il bambino. Per l´estate e per l´inverno ma adattabile anche alla primavera e ai primi rigori dell´autunno. La commozione si impossessa di noi e non riusciamo piú a scrivere...

scritto da: dobrazil
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