Regione, non é proprio il caso di allargarsi In corsivo/ Statuto e legge elettorale fissano il numero dei Consiglieri a settanta. Spiace per Sergio Clemente, ma non é difficile trovare una soluzione compensativa
(di Enrico Ciccarelli) Non pretendiamo di essere dei giuristi, ma a noi questa questione dell´allargamento sembra strana assai: sia lo Statuto della Regione, sia la legge elettorale (l.r. 2/2005) dicono con estrema chiarezza (all´art. 24 lo Statuto e che il numero dei Consiglieri Regionali é di settanta, e che cinquantasei di essi vengono eletti su base proporzionale, mentre tredici piú il presidente eletto costituiscono il premio di maggioranza. Il fatto che la legge richiami, 'per quanto non espressamente previsto e in quanto compatibile´, altre norme, fra cui il cosiddetto 'tatarellum´, non ci pare autorizzi un automatismo in base al quale il presidente eletto 'deve´ avere una maggioranza del 60% dei seggi, nè tantomeno che questa maggiorana possa essere artificiosamente costruita attraverso un allargamento ad libitum dell´Assemblea regionale.
Con tutto il rispetto per le competenze dei giusperiti, a noi la legge sembra chiarissima, nè comprendiamo perchè un presidente forte di una maggioranza di otto consiglieri (trentanove consiglieri per il centrosinistra, ventisette per il centrodestra, quattro per l´Udc) dovrebbe aver bisogno di un costosissimo aiutino.
Certo, spiace molto che, in questa ipotesi, resti fuori dai ranghi del Consiglio Regionale un ottimo elemento come Sergio Clemente (in foto), che pure ha avuto un suffragio notevole e di molto superiore a quello di altri candidati risultati eletti; ma questo fa parte delle differenze esistenti fra le singole liste (perchè, anche se spesso lo si dimentica, é il voto alla lista, non quello preferenziale, che determina i seggi).
La nostra opinione che i Consiglieri Regionali debbano rimanere settanta non é condivisa solo a destra (dove Salvatore Tatarella é in prima linea nell´annunciare ricorsi al Tar, costituire comitati di difesa dello statuto e mobilitare l´opinione pubblica su Facebook e tramite il giornale 'Puglia d´Oggi´); una firma autorevole come quella di Gianluigi Pellegrino, figlio del senatore leccese e avvocato del Partito Democratico in tutti i contenziosi che riguardano le leggi elettorali, si é di recente espressa sul 'Corriere del Mezzogiorno´ in modo ultimativo; nè il problema puó essere risolto nella direzione indicata da Nichi Vendola di una riduzione delle indennità proporzionale a tutti i consiglieri in modo che il budget annuo resti invariato. Non si puó perchè i costi diretti dell´operazione-allargamento non riguardano solo le indennità, ma anche i pensionamenti e gli oneri indotti; e soprattutto perchè crescerebbero notevolmente i costi indiretti, visto che per ogni consigliere é giusto e doveroso predisporre un´adeguata rete di servizi. Il discorso dei costi, peraltro, non é l´unico motivo di perplessità: c´é una certa stridente contraddizione nell´aumentare i membri del Consiglio dopo l´elezione meno partecipata della storia.
Volendo trovare una soluzione politica, che tenga conto delle aspettative degli otto 'quasi-consiglieri´ che vedrebbero sfumare un seggio di cui si erano considerati sicuri possessori (ma é incredibile che l´ufficio elettorale non abbia provveduto ad inserire almeno una clausola dubitativa al momento dell´attribuzione dei seggi), le soluzioni ci sarebbero. È chiaro che una maggioranza meno abbondante potrebbe essere messa in difficoltà dalla presenza in Giunta di Consiglieri o di soli Consiglieri, perchè dovrebbero dividersi tra i compiti di governo e il ruolo assembleare (non solo in Aula, ma in Commissione).
Per ovviare all´inconveniente si potrebbero scegliere gl assessori fra i Consiglieri rimasti fuori (pensiamo che Clemente sarebbe un ottimo assessore, ad esempio) ovvero affidare l´incarico ad interni convincendoli a dimettersi favorendo il subentro (gli interessati al premio di governabilità sono comunque i primi dei non eletti delle rispettive liste). Insomma, non é obbligatorio fare pasticci.
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09/04/2010 10.55.15 Le elezioni regionali hanno segnato un notevole calo di partecipazione al voto.Su ció mi pare debba considerarsi il forte giudizio negativo sul sistema dei partiti e sulle valutazioni di un sistema castale,personalistico ed autoreferenziale che pone al primo posto i notevoli vantaggi di carriere sul versante politico,economico, familistico e clientelere,e quanto di meno nobile puó anche esserci. Le leggi non sono un dogma,ma vanno adattate alle circostanze ed ai fini. Di fronte ad una crisi epocale, un pó tutti dovremmo adeguarci ad un necessario cambiamento di condizioni di vita e quindi ridurre spese e sprechi in tutti gli ambiti dell´operare pubblico. Non sono d´accordo sull´aumento del numero dei consiglieri, erano piú che sufficienti 50! E´ davvero scandaloso che per i consiglieri non rieletti venga erogata una sorta di liquidazione a suon di centinaia di migliaia di euro. Ancora non condivido l´potesi che si debbano mantenere costanti indennità,benefici,gettoni e tanti altri privilegi.LA SPESA VA RIDOTTA!!! Ecco il distacco della gente al voto, non si tratta di antipolitica, ma di mancanza di fiducia e di condivisione verso i rappresentanti(?) degli elettori. Caro Vendola, dai l´esempio riducendo i costi della politica e rendi noto alla collettività pugliese quale sia l´indebitamento complessivo esistente a breve, medio e lungo termine. Il crinale su cui corre il debito pubblico dell´Italia non à affatto rassicurante, tutt´altro, e vorrei far riflettere quanti straparlano di 'diritti acquisiti'.Vorrei far confrontare costoro con quei lavoratori che hanno perso tutto,dico tutto, col fallimento delle imprese.Riflettano costoro che anche gli stati falliscono e gli esempi non mancano(Argentina docet).Nessun uomo della Provvidenza di destra,di centro o di sinistra puó giocare sporco e non esprimersi ed operare col linguaggio della verità. scritto da: berlicche
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