I delitti di vicinato Il tragico litigio di via Intonti
(di Enrico Ciccarelli) È molto difficile commentare vicende come il tragico litigio di via Intonti, durante il quale un pensionato ha ucciso una donna e ferito gravemente il suo coniuge. La collega Anna Langone (nella foto) sulla 'Gazzetta del Mezzogiorno´ l´ha inquadrata giustamente nella categoria dei 'delitti di prossimità´, di quei crimini che maturano in un tessuto di relazioni e di microconflitti che é molto difficile far giungere alla percezione dell´opinione pubblica. Qualcuno ha letto anche questo episodio sanguinoso come spia del degrado della convivenza civile a Foggia, ma per la verità vicende del genere non sembrano legate ad uno specifico quadro sociologico o territoriale (si pensi alla strage di Erba, ad esempio).
Sembra piú ragionevole ricondurle allo smarrimento e al disorientamento causati dal profondo e repentino evolversi dei costumi sociali; un fenomeno che Emile Durkheim, uno dei fondatori della sociologia, definí come anomia. Indipendentemente dal fondamento di queste analisi, una cosa ci sembra particolarmente significativa di quanto accaduto: malgrado il gran numero di litigi che -a quanto viene riferito dagli abitanti del quartiere- sarebbe avvenuto tra il nucleo familiare dell´assassino e quello delle vittime, nessuno di questi episodi era stato portato a conoscenza delle autorità.
Se cosí fosse stato la persona che ha sparato non avrebbe potuto conservare in casa propria un´arma da fuoco regolarmente denunciata, che é lo strumento con cui ha spento la vita di una persona ed ha distrutto quella di almeno altre tre (il marito ferito, la propria e quella di sua moglie, oltre che dei rispettivi familiari.) A volte basta poco per cambiare il destino.
(1)
13/04/2010 16.42.45 Non credo che c´entri l´anomia del buon Durkheim. L´anomia é fenomeno proprio delle società opulente, portato dell´individualismo tipico del ceto benestante: e la sua conseguenza é, nell´analisi durkheimiana, il suicidio, piú che l´omicidio. Foggia é una città con un basso numero di suicidi, e forse proprio perchè é una città povera, nella quale i vincoli comunitari prevalgono ancora sull´individualismo. Se vogliamo scomodare le scienze sociali, é il caso forse di riflettere sull´ 'effetto arma', il fenomeno per cui le nostre reazioni tendono a trascendere se abbiamo a portata di mano un´arma o un oggetto che evochi comunque la soluzione violenta. La presenza di un´arma da fuoco in una abitazione, legamente detenuta o meno, rischia costantemente di far degenerare qualsiasi lite: e la cronaca lo dimostra tristemente. Non si vede per quale ragione non si vieti a qualunque privato cittadino il possesso di armi. E´ incompresibile, soprattutto, che di armi sia in possesso non il gioielliere, ma un pensionato - che magari la usa come minaccia contro i vicini. scritto da: antoniovigilante
Forse non hai il flash player aggiornato. Premi qui.
Forse non hai il flash player aggiornato. Premi qui.
Forse non hai il flash player aggiornato. Premi qui.
Forse non hai il flash player aggiornato. Premi qui.