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La sostanza eterna, unica ed ingenerata
Filosofia oggi/ Anche Spinoza, materialista ateo, lascia uno spazio all´infinità di Dio

(di Antonietta Pistone)
'Intendo per Dio un essere assolutamente infinito, cioé, una sostanza costituita da un´infinità di attributi', scrive Spinoza nell´Ethica. Assumendo la sostanza come ingenerata, infinita, eterna ed unica.

Se, infatti, la sostanza fosse generata, sarebbe derivata da un´altra sostanza e non sarebbe piú tale. Se non fosse infinita, sarebbe finita, e cioé dovrebbe nascere e perire. Ma in tal caso non sarebbe sostanza. Se non fosse eterna,
avrebbe fine. Ma se avesse fine non sarebbe sostanza. Se non fosse unica, ce ne sarebbe almeno un´altra. Ma allora o sarebbero entrambe la medesima, o una delle due non sarebbe sostanza, ma deriverebbe dall´altra. Dunque la sostanza é una sola, ed é causa sui, perció eterna e infinita. Il Dio di Spinoza, in quanto sostanza, é l´insieme degli attributi infiniti di natura naturans e natura naturata. Ma é anche gli infiniti modi dell´essere come natura naturata.

A.Guzzo, nel Pensiero di Spinoza, si chiede come sia possibile conciliare la finitizzazione dell´infinito, quando Dio si fa natura naturata, assumendo le modalità finite dell´essere nei
modi, modificazioni della sostanza medesima. L´infinità dei modi nei quali deve esplicarsi la potenza del Dio panteista ed immanentista non é di tipo quantitativo, ma si riferisce alle attribuzioni delle realtà da lui generate. La qualità della bontà di Dio é infinita, ma le cose in cui si esplica il buono sono limitate e numericamente finite. Tuttavia, pur permanendo in esse, Dio limita la sua infinità, ma la conserva al tempo stesso, con riferimento alle attribuzioni delle singole realtà da Lui generate.

Spinoza, che é un materialista ateo, e che non ha nulla in comune con il creazionismo biblico o con l´emanazionismo plotiniano, lascia comunque uno spazio all´infinità di Dio, che in qualche modo si conserva nella materia estesa, quando si faccia riferimento alle attribuzioni della sostanza, inestesa, spirituale ed imperitura, che nell´uomo é l´anima immortale, nelle sue modificazioni modali.

* http://filoistoriando.blogsome.com
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24/05/2009 8.07.51
Dio certo, Michele, ma un dio-natura che non ha nulla in comune con il dio cattolico a cui pensiamo generalmente noi. Questa 'natura' si esplica in tutte le creature, in alcune con perfezione maggiore che in altre (vedi Schelling). D´altra parte il darwinismo insegna che esiste una selezione naturale che vede la prosecuzione della razza con migliori tipologie di adattamento all´ambiente. Donne, migranti e lavoratori manuali sono espressioni dell´incarnazione imperfetta della natura infinita nei corpi finiti. Pensiamo alla schiavitú 'per natura' di Aristotele, che tu giustamente citi. Perció non mi sembra cosí strana la posizione politica di Spinoza, materialista e ateo, ma coerente con le proprie idee, soprattutto se la vado paragonando a quella di tanti sedicenti gentiluomini, per giunta cattolici, che discriminano nei fatti il gentil sesso, lasciano le mogli e abbandonano i figli, se la prendono con le colleghe ma non hanno il coraggio di fare lo stesso con i colleghi, si fanno forti della docilità degli altri, calpestano i diritti, e disprezzano profondamente tutte le categorie sociali piú deboli. Mi chiedo, in nome di quale dio agiscono costoro? Del dio fallico che, forse, li rappresenta?
scritto da: antonietta.pistone
23/05/2009 19.21.23
Ció che esprimi su Spinoza non é affatto privo di importanza, Antonella. Mi spiace peró che il problema di critica storiografica a cui alludi nel secondo intervento abbia consumato quasi per intero un discorso sul filosofo olandese. Ecco, ora non pensare che voglia sconfinare e considera questo: se é vero come tu dici che Spinoza lascia spazio all´infinità di Dio, non si puó sottacere che chiude qualsiasi varco alle donne relativamente ai loro diritti di cittadinanza. Nel Trattato risulta quanto mai esplicito: teme che il potenziale seduttivo presente nei soggetti di sesso femminile possa male veicolare le passioni della massa. Considera ancora un´altra cosa. Auspicando l´applicazione di un modello societario inteso in senso 'democratico elitario', quel pensatore cosí singolare riteneva opportuno sottrarre status ai lavoratori manuali e financo ai sordomuti. Oh, intendiamoci: sono perfettamente consapevole che a partire da Aristotele la filosofia politica si configura spesso come un universo costellato di punti di vista ingiusti o dolorosamente incongrui. Insomma, nessuno deve stupirsi piú del dovuto per il trattamento riservato da Spinoza alle donne e alle classi sociali piú deboli. Sono consapevole di questo ma ciononostante provo un po´ di insoddisfazione per come nell´articolo vengano tralasciate questioni esemplarmente politiche che solo apparentemente divergono dal tema ritenuto centrale. Il tema centrale, appunto. Dio. Ci siamo. Vedi Antonella, so che é altamente improbabile, ma se tu rispondessi che le osservazioni precedenti ti paiono soltanto paturnie, slegate peraltro da questioni attinenti al divino, troverei difficoltà a controbattere. Provo a spiegarmi con un esempio. Pensa al diritto d´asilo dei migranti: nel caso ci ragionassimo insieme, risulterebbe per me impossibile discuterne come se si trattasse di un problema disgiunto dall´alterità. Il diritto d´asilo, il suolo, la terra: siamo dentro Dio e viceversa. Saprei manifestare i miei sentimenti ma eviterei di indugiarvi perché le parole hanno a volte il potere di insolentire tutto. Ci andrei cauto, eppure non potrei fare a meno di appellarmi proprio a quell´uomo lí, a Spinoza, a quella specie di prete sbilenco che nonostante certe aporie ha sempre determinato accensioni autentiche. ĞL´uomo che abbia condotto a perfezione la propria conoscenza sa che tutto ció che esiste in quanto esiste ha diritto di esistere, cosí come esisteğ. Non siamo lupi rispetto ad altri lupi; siamo invece degli dei rispetto ad altri dei. Vale per ognuno di noi, anche per i migranti. E se l´uomo é Dio per l´altro uomo, mi addolora pensare che il ministro La Russa si sia consentito di dimenticarlo. Pensa un po´, quel coso strano.
scritto da: michelenobile
10/05/2009 21.16.30
Non conosco nei dettagli il ragionamento di Guzzo, ma quello che lui pone non mi sembra un gran problema: é piú o meno quello del rapporto tra Prakriti ed il Purusha nel pensiero indiano. Piuttosto mi sembra discutibile, per certi versi, l´etica spinoziana, poichè credo che ogni posizione monistica porti inevitabilmente (ed anche questo lo mostra il peniero indiano, ad esempio con Vivekananda o con Aurobindo; ed é una conclusione cui lo stesso Gandhi cerca di resistere) a porsi al di là del bene e del male.
Quanto all´ateismo (e mi piace ricordare un libro su Spinoza di Giuseppe Rensi, filosofo autore anche di una 'apologia dell´ateismo'; libro nel quale il sistema spinoziano é presentato, appunto, come un rigoroso sistema ateistico), si tratta di un concetto relativo: si é sempre atei rispetto ad una concezione di Dio, e credenti rispetto ad un´altra (anche questo lo diceva Rensi). Alla nostra latitudine, essere atei significa rifiutare l´idea di un Dio creatore del mondo, dotato di volontà e di bontà, che si prende cura dell´uomo. In questo senso, Spinoza era radicalmente ateo. E del resto il 'Traitè des Trois Imposteurs o Esprit de Spinoza' é nell´Europa moderna il libro maledetto per eccellenza, quello che faceva finire dritti dritti al rogo.
scritto da: antoniovigilante
10/05/2009 9.01.30
'deus sive natura', dice Spinoza; ovvio che il suo dio non é quello cattolico; proprio perchè questo dio-natura é origine del mondo e mondo della natura ad un tempo: monismo, immanentismo e panteismo sono le caratteristiche della metafisica spinoziana. Il problema posto da Guzzo é proprio relativo alla apparente difficoltà di conciliazione tra un dio-natura finito e le sue attribuzioni infinite di cui parla lo stesso Spinoza nel virgolettato da me citato in apertura dell´articolo. Ed é questa ambivalenza del pensiero spinoziano che pone seri problemi interpretativi alla critica storiografica. Sono molto d´accordo con le tue riflessioni, peró.
scritto da: antonietta.pistone
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