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22/07/2010 10.57.00
CI SONO almeno due modi per incontrare i Rolling Stones. Uno é andare dritto verso l´oscurità e cercare risposte tra i profondi, inesplicabili, solchi blues che devastano la faccia di Keith Richards (che ha appena annunciato, minacciosamente, una sua autobiografia in uscita in autunno). L´altro é un appuntamento con Mick Jagger. Da anni per lui ci sono solo salute ed efficienza. Si presenta come un damerino, svelto, sano come un ragazzino e se non sapessimo di avere di fronte la leggendaria voce degli Stones, il ragazzo che negli anni Sessanta riuscí a turbare un´intera generazione, potremmo scambiarlo per un attraente uomo d´affari, lucido, preciso, inappuntabile, anche quando parla di memorie ruggenti, anno 1971, quando gli Stones scapparono dall´Inghilterra, perseguitati dalle tasse, e si rifugiarono in Costa Azzurra dove, dopo qualche mese di lussurie e musica, nello scantinato della villa affittata da Richards, registrarono uno dei loro capolavori, Exile on main street, ripubblicato in questi giorni in edizione deluxe con dieci inediti. Oltre al disco, é stato pubblicato anche un film documentario, Stones in exile, che racconta per filo e per segno le gesta esaltanti e sconsiderate che portarono alla genesi del disco. Fortemente voluto da Jagger.
Nel documentario dice che lui é il rock, e lei il roll. Cosa significa esattamente? 'Non so proprio cosa volesse dire. Bisognerebbe chiederlo a Keith. Ma 'Ma se proprio deve essere, allora forse é il contrario: io sono il rock, e lui il roll. E comunque non sono in grado di spiegare i pensieri di Keith' (Mick Jagger) se proprio deve essere, allora forse é il contrario: io sono il rock, e lui il roll. E comunque non sono in grado di spiegare i pensieri di Keith'.
Rimpiange qualcosa di quel periodo? 'Non rimpiango nulla. Puoi dipingere quel periodo in molti modi, in modo scuro e decadente, e a dire il vero era un po´ decadente, ma anche molto divertente, gioioso, eravamo in bellissimi posti della costa francese, con piscine e un sacco di amici in giro, un clima magnifico, era un periodo fantastico. Eravamo giovani, belli e stupidi. Oggi siamo solo stupidi'.
Non é strano andare in esilio a causa delle tasse? 'Era assurdo, ma eravamo in crisi economica. Avevamo molto successo, entravano molti soldi, ma le tasse ce li stavano mangiando'.
Exile on main street ha rappresentato una svolta? 'Non del tutto, la vera svolta fu prima, con Sticky fingers, abbiamo avuto un cambio totale, abbiamo cambiato management, casa discografica, nuovi assistenti finanziari, quello é stato un vero punto di svolta. Il 1969 era stato un grande anno, in generale per il rock´n´roll e per noi, abbiamo girato molto, siamo diventati piú professionali'
Cosa c´é di speciale in Exile in relazione agli altri dischi che avete realizzato in quegli anni? 'Ma io non vedo molta differenza, sono tutti grandi album: Let it bleed, Sticky fingers, in realtà Exile contiene almeno nove brani che erano rimasti indietro dal precedente album, c´é un differente suono, certo...'.
Eppure molti dicono che in Exile ci sia l´essenza del rock... 'Non so, non ci sono poi tanti pezzi rock nel disco, c´é Tumblin dice, e poco altro, per me non é un album rock, ci sono molti pezzi blues, country, soul, molte diverse influenze, non so perchè lo definiscano in questa maniera'.
Forse perchè si riferiscono piú all´approccio, al modo in cui é stato realizzato? 'Puó darsi, ma queste cose non significano molto per me'.
Come é nato il documentario? 'Mi piace molto perchè é molto concentrato su un disco, su quel periodo, l´idea é venuta perchè quando c´é stata l´idea di rimasterizzare il disco siamo andati a frugare negli archivi e abbiamo scoperto che c´erano molte cose rimaste fuori che meritavano attenzione. Quando hai molti pezzi finisci per dare piú attenzione ad alcuni, per completarli, finirli al meglio, e altri rimangono indietro. In generale posso dire che ci sono molte cose inedite degli Stones, ma in gran parte ci sono delle buone ragioni per cui sono rimaste inedite. Il caso di Exile é diverso. Poi c´era di mezzo il periodo, quella strana sensazione di essere in un altro luogo. Ecco perchè ho pensato che sarebbe stato utile fare un film su questo disco'.
Quanta libertà per fare un disco c´era allora rispetto a oggi? 'Ogni processo creativo puó innamorarsi del processo stesso, continuando a fare e rifare, senza fermarti, finchè qualcuno, di solito il produttore, non ti dice ok, ora dobbiamo finire e uscire col disco. In apparenza per Exile fu diverso, sembravano giorni felici, e la storia ha molto insistito col clima improvvisato che c´era in giro, e in effetti fu un periodo che non sarebbe stato consigliabile per una vacanza con bambini, ma avevamo una sorta di dead line, il tour era già organizzato, dovevamo muoverci per andare a Los Angeles, era già tutto pianificato, e questo é quello che successe. Il fatto é che un disco fatto in casa porta molta naturalezza, hai equipaggiamento a buon mercato, puoi muoverti con maggiore libertà, senza orari, ma alla fine le scadenze c´erano anche quella volta'.
Una delle cose che sorprende del disco é la bellezza delle parti di chitarra. Oltre a Richards, c´era Mick Taylor, che poi lasció la band. Avete mantenuto un rapporto con lui? 'Oh sí, un paio di mesi fa l´ho chiamato, perchè c´era un pezzo in cui non c´era la mia voce, e non c´era la sua chitarra, e allora gli ho chiesto di sovrainciderla. Comunque é vero, quella di Mick fu una perdita considerevole, e sono d´accordo che una delle cose migliori dell´album sono le chitarre. Mick suona in modo brillante con una fluida melodicità, contrapposta allo stile di Keith'.
Non é il suo disco favorito? 'No, ma perchè io non ho un album preferito. Sono sempre in difficoltà quando sento quelli che dicono ecco questo é il mio album preferito, per me cambia con i differenti periodi o gli stati d´animo. Io non ce l´ho, con ogni album degli Stones ho un differente rapporto. Ma questo vale anche per i dischi degli altri, o anche solo per delle canzoni'.
Fu determinante quello che accadeva nel mondo in quel periodo? 'Da un lato eravamo talmente immersi nel lavoro che non ci rendevamo conto del tutto di quello che succedeva. Ma certamente il periodo era intenso e ci influenzava enormemente. Succedevano tante cose, Nixon era alla Casa Bianca, c´era ancora la guerra in Vietnam, le Olimpiadi coi palestinesi, molti atti di terrorismo, anche se non era come il terrorismo di oggi. Era uno di quei periodi in cui l´equilibrio della società poteva andare da una parte o dall´altra, da questo punto di vista era un periodo molto difficile, certo, ogni periodo é difficile per qualche ragione, ma quello lo era in particolare, era come stare su una bilancia senza sapere bene da che parte la bilancia sarebbe andata a pendere'.
Cosa ricorda della villa in cui avete registrato l´album? 'Tanto per cominciare non vivevamo tutti in quella casa, ci viveva solo Keith. Charlie aveva una magnifica casa lí vicino, io stavo da un´altra parte, e non é vero quello che dice Bill nel documentario. Sbaglia, si lamenta perchè gli mancavano le cose ordinarie della vita inglese, il té, il cibo e tutto il resto, ma é il tipico atteggiamento di molti inglesi che all´estero si lamentano sempre, in realtà eravamo pieni di té, ma a me queste non mancavano affatto, in realtà potevamo facilmente comprarle dovunque'.
Perchè non avete mai pensato di fare un film sugli Stones? 'L´ho appena fatto'.
Sí, ma é firmato da un altro regista, Stephen Kijac... 'Sí, é vero non l´ho firmato come regista, ma sono stato molto coinvolto nel farlo, sono intervenuto su tutto il processo, e non voglio mai piú essere coinvolto cosí tanto in un documentario, c´é voluto un sacco di tempo, ne ho avuto abbastanza'.
E la scelta dei personaggi intervistati, tra cui Martin Scorsese, é sua anche quella? 'Quello che é successo é che quando il film era praticamente finito, ho pensato che dovevamo dare il senso della prospettiva storica, rispetto a Exile. In un primo momento non volevo interviste attuali, non volevo gente che stesse lí a riflettere su di noi, poi mi sono accorto che in effetti mancava qualcosa e ho cambiato idea, davvero all´ultimo momento ho deciso di realizzare delle interviste, ho pensato di chiamare alcuni che fossero genuinamente fan dei Rolling Stones, per dare la loro versione, e credo che alla fine funzioni'.
Come mai c´é solo lei a parlare del film? Keith non era interessato? 'Sí, lo é, ma ha fatto molto nella prima parte della promozione in Inghilterra e allora ne ha avuto abbastanza. Si stanca facilmente di cose come questa'. di GINO CASTALDO (10 luglio 2010)
scritto da: intervista gli Stones |